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Intervista a Mame Faguèye B, stilista e costumista a Dakar, Senegal PDF Stampa E-mail
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Mame Faguèye Ba è una stilista senegalese di indubbio talento. Nel suo atelier di Dakar crea instancabilmente nuovi modelli, accessori, gioielli e cappelli, con un profondo rispetto per l'arte e la cultura africana, e la coscienza dei problemi nel quale il continente si dibatte attualmente. In questa intervista raccolta da Claudiaexpat ci presenta il suo lavoro ma ci parla anche in maniera molto diretta e spontanea della sua idea d'arte, di artista, e di arte in Africa e altrove.

 

Faguèye, per cominciare ti propongo di presentarti alle nostre lettrici....


Sono stilista, costumista, e di Saint-Louis. La mia ambizione nel campo della moda è di lavorare per contribuire a un tipo di arte visuale dove l'occhio creativo africano possa esprimersi nella produzione di nuove tendenze. Ho anche un'altra professione, sono costumista, e devo dire che amo molto creare, essere sul set di un film e lavorarci. Invito dunque le case cinematografiche a realizzare molti più film in Africa.


Qual è la tua formazione ?

Per quanto riguarda la mia formazione scolastica, mi sono fermata al diploma. Siamo in Africa. Continuare gli studi, per ragioni in parte economiche, mi avrebbe impedito di realizzare quello che volevo fare fin da quando ero bambina. Nonostante avessi sempre buoni voti, all'epoca. Ho voluto cominciare molto presto con un lavoro creativo.


Cosa ti ha spinto verso il lavoro di stilista, e qual è stato il tuo percorso per arrivarci?

L'ambiente della mia infanzia, le mie zie sarte, tintore... Già da molto piccola mi affascinava il lavoro di manipolazione dei tessuti, delle pelli. Tagliare, filare il cotone, fare modelli, cucire e ricamare mi trasportava in un mondo dove sentivo di potermi esprimere. Ricordo che mi esercitavo a disegnare in momenti che in genere si riservano ad altre cose. Poi ho fatto degli stages in Europa per perfezionare la tecnica e il disegno. Mio padre, medico, e mia madre, ostetrica, avevano pensato per me a un lavoro più “normale”, ma hanno sempre rispettato le mie scelte. Non sono mancate le discussioni, e ne approfitto per ringraziarli del loro sostegno.


Quali sono le caratteristiche degli abiti che disegni e cosa li distingue da quelli della concorrenza?

Cosa distingue un pittore da un altro pittore? A parte le tecniche utilizzate, è la sensibilità dell'artista e l'emozione che lo spettatore prova davanti a una tela che distingue il suo lavoro da quello di un altro artista. Il mio mestiere ha due aspetti : i costumi di creazione, destinati a rappresentare il lavoro artistico, un lavoro d'espressione, e la sensibilità dell'artista, dove le tecniche, i colori, la trasformazione dei materiali utlizzati fanno da supporto alla mia espressività. E' questo il lavoro che mi piace mostrare e che rappresenta un'arte visuale senza compromessi. Abbiamo poi un lavoro di tutti i giorni e la creazione di linee di abiti che chiamiamo « design », nei quali bisogna tener conto del mercato, di una tendenza, di quanto potrebbe piacere a un gruppo, l'estetica, la funzionalità di questa creazione tessile, etc.

Mi piace mostrare su una passerella degli abiti senza nessun impegno, e dove la sola espressione artistica suscita l'emozione e la poesia nello spettatore. La nostra professione soffre di questa confusione in Africa, dove dei disegnatori di moda esibiscono degli abiti unicamente per venderli. Perchè nelle sfilate non mostriamo unicamente le nostre creazioni?


Come vivi la concorrenza dei sarti tradizionali?

La tua domanda riflette questa confusione. Non considero il mio mestiere in termini di concorrenza. Essere sarto è un bel mestiere, una tecnica. Quello dello stilista è un altro mestiere di concetto che utilizza le tecniche della sartoria al servizio della creazione. Per quanto mi riguarda cerco giustamente di portare all'arte contemporanea africana dei nuovi stimoli artistici in materia di creazione tessile.

Penso che dal mio lavoro traspaia un contatto diretto col metissage della nostra cultura, della cultura dell'altro, delle nostre tradizioni e della mia creazione attuale. Io sono di Saint-Louis, che è stata la capitale dell'AOF (Afrique Occidentale Française, Africa Occidentale Francese, n.d.t.), ovvero la capitale del Mali, del Senegal e della Mauritania attuale. Questo metissage culturale è parte integrante delle mie creazioni.


Quali sono le caratteristiche della tua creazione artistica?

Mischio, trasformo la materia, creo dei nuovi tagli dove spesso l'accessorio rappresenta una creazione artistica. In particolare tento di incrociare delle discipline d'arti visuali facendo partecipare, ad esempio, degli scultori alla creazione dei miei abiti.

In questo modo vedrete un abito “inno alla vita” dove il busto, invece di essere concepito per venir chiuso in un armadio, si può appendere al muro per essere osservato come se fosse un quadro. Utilizzo anche materiali africani come i peli d'elefante, gli aghi del porcospino, i vari tipi di legno della foresta, il cuoio.... Detto questo, mostrare e vendere un boubou tradizionale per me è un punto d'onore. E' un lavoro che faccio, tra l'altro, per i miei clienti. Ne faccio anche di molto belli, credimi, utilizzando tecniche di ricamo, pizzo, tintura, batik fatti a mano... E' quanto mi permette di vivere, ma il mio vero mestiere è un lavoro di innovazione, di creazione. E' per questo che posso definirmi stilista, perchè ogni abito che disegno e presento in una sfilata è originale.


Riesci a vivere del tuo lavoro ?

Sai, il nostro è un settore disastrato. Le mie entrate attuali servono a sviluppare l'Association Espace Faguèye, il cui scopo generale è di contribuire a nuove espressioni artistiche che partono da Dakar; di promuovere l'arte d'Africa e la diversità culturale. La nostra associazione vuole servire da ponte nelle relazioni Sud/Sud e Nord/Sud.

Ovviamente quello che guadagno non è sufficiente a realizzare tutti i miei sogni, soprattutto perchè le strutture commerciali per l'arte in Africa di solito corrispondono a un'Africa miserabilista e tendono a sminuire il valore delle nostre creazioni e ciò succede in tutti i campi artistici.

Però sta anche a noi africani dimostrare le nostre capacità di gestire un budget e di usarlo per i scopi a cui è indirizzato...


Puoi parlarci della tua attività in termini pratici, e di quali sono i tuoi clienti?

La sfera creativa in generale non manca di attività, tanto più che sono presidente dell'Associazione Espace Faguèye, che mi prende molto tempo. A parte questo, disegno, continuo le mie ricerce in materia di abbigliamento e accessori africani, e comincio ad avere una clientela regolare sia in Africa che in Europa e negli Stati Uniti. Ho un sito internet con l'Associazione Olivier Arts Africains che ha sede in Francia, e in questo modo riesco a promuovere meglio l'arte contemporanea d'Africa, dove la presenza di giovani artisti è indispensabile. Invito tutti a visitarlo, ci troverete gli artisti dell'Espace Faguèye ma anche la nostra idea di associazione e la possibilità di acquistare delle opere o realizzare dei progetti artistici attraverso l'Espace Faguèye. Bisogna dire che lavoro molto, ma non mi pesa, anzi, è il mio modo di realizzarmi sia come donna che come artista. Adesso mi chiamano « attore culturale », non amo molto questo termine perchè penso che ogni essere umano su questo pianeta dovrebbe sentirsi un attore culturale.


Che cosa consiglieresti a dei giovani che vogliono seguire la stessa strada che hai preso tu?

E' difficile dare dei consigli generali. Quando si sposa la carriera artistica ci vuole una buona dose d'amore e di passione per quello che si fa, perchè è una lotta continua. Che si venga dalle Belle Arti o si sia autodidatti, io non credo ai geni. Credo alla febbre creativa, all'audacia che spinge un essere umano a lavorare tutta la vita per le sue creazioni. La storia dell'arte è fatta di influenze, di molto lavoro e di ricerca, di incontri umani, un apporto di se stessi che viene dal fondo del proprio essere. Quando questo apporto si trasforma in traccia, possiamo cominciare a dirci artisti.


Parlaci di più della vostra associazione Espace Faguèye

La nostra associazione è uno spazio culturale che vuole federare gli artisti per contribuire alle nuove emergenze artistiche a partire dall'Africa ; vogliamo contribuire a riunire tutte le condizioni per elevare il mestiere della creazione; creare un ponte indispensabile tra l'Africa e il resto del mondo.

In Africa abbiamo dei punti forti molto importanti. Sta a noi organizzare, creare dei legami e dei punti di congiunzione necessari per creare delle reti commerciali dell'arte che non considerino più l'arte come un prodotto di vendita ordinario. In cambio gli artisti devono situarsi e impegnarsi in un'ottica progressiva. L'Africa ha dato e deve ancora dare molto al mondo in materia culturale. Sono convinta che la possibilità di sviluppo del nostro continente sia la sua cultura e non la visione economica. Se abbiamo delle difficoltà enormi : economiche, strutturali, organizzative, dobbiamo flettere la tendeza di un certo declino attuale. Vi dò un esempio: il Senegal è un paese con grandi vantaggi per l'industria del cinema. Ha dei buoni tecnici, un clima che permette di filmare praticamente tutto l'anno, dei buoni attori, dei buoni cineasta. Cosa manca per creare le condizioni per fare dei film in Senegal? Penso che dobbiamo ridare fiducia alle case produttrici perchè ci aiutino a fare il nostro lavoro di creazione. L'Associazione Espace Faguèye vuole essere questo punto di contatto.

Le difficoltà che abbiamo nel finanziare le nostre capacità creative stanno nella mancanza di mezzi. Bisogna anche ammettere che soffriamo di disorganizzazione professionale. Un artista che fa il suo mestiere, crea. Non può fare il suo mestiere e allo stesso tempo vendere. Questa disorganizzazione ha in parte portato al declino della creazione artistica. Questo è ovvio in Senegal, come è ovvio che dobbiamo darci dentro. In particolare nel ridefinire i mestieri. Promuovere e creare sono due mestieri differenti.

L'azione dell'Espace Faguèye è a più livelli. Da subito abbiamo avuto l'esigenza di organizzare il nostro lavoro intorno a quattro assi: la ricerca, la promozione, la creazione e la formazione.


Però l'associazione ha anche uno scopo sociale molto marcato. Ad esempio adesso avete lanciato una campagna per mobilitare più persone possibili al fine di trovare delle soluzioni durature al problema dei bambini di strada.....

Certo, è naturale che l'impegno culturale e artistico si traduca in impegno sociale. E' intollerabile che al giorno d'oggi si vedano ancora fenomeni come quello dei bambini costretti a mendicare nelle strade, in totale assenza di igiene, di formazione.... Non può esistere uno sviluppo duraturo con milioni di bambini in queste condizioni. Anche dal punto di vista economico, la situazione è deplorevole: i bambini costretti a passare le loro giornate sulla strada non vanno a scuola, non leggono libri, non hanno speranza nella vita e sono esposti alla delinquenza, alla droga, al rischio di contrarre l'AIDS.... Vogliamo fare quanto possiamo per sensibilizzare il più vasto numero di persone a questo problema. Abbiamo pensato di organizzare un grande evento per la fine del 2007, con seminari, esposizioni, e una serata di gala.

Se siete interessati a firmare la petizione, potete farlo qui.

 

Il sito web dell'Espace Faguèye: http://www.espacefagueye.com

Il sito web di Mame Faguèye Bâ: http://www.fagueye.com/

 

Mame Faguèye Bâ
Dakar, Senegal
Maggio 2007

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